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IMMAGINI UNICHE


Questo video mostra la dimensione delle aree videosorvegliate di Venezia. Per la prima volta mostriamo le aree videosorvegliate ricostruite precisamente su foto aeree.
Provate a rendervi conto delle dimensioni. Viene anche mostrata una telecamera del sistema ARGOS2 da vicino con tutti i dettagli.

Queste sono "immagini uniche":
Qunado le telecamere sono molto vicine, coprono tutto il territorio e sono collegate fra loro, viene fatto un collage. Praticamente non esistono coni d'ombra.
Le telecamere del sistema Argos e ARGOS2 creano delle aree videosorvegliate molto grandi, in questo video si mostra un'anteprima della ricostruzione.

Giusto per renderci conto della dimensione del problema, e soprattutto delle aree videosorvegliate.
 

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Avete mai visto il primo film "Matrix"?
Avete presente Quando Neo si accorge del "Deja-Vú", che viene rivelato dagli altri come "imperfezione del sistema", e si accorgono che su matrix viene cambiato qualcosa?

Poco tempo fa mi pareva di percepire una sensazione simile.

Il giorno del 13 luglio mi compro come al solito "la Nuova Venezia", come sempre comincio a leggere camminando verso casa. Passando per i Frari arrivo all'articolo "Venezia sotto videoscorta" e mi fermo di colpo.
Stavo leggendo proprio in quel momento l'intervista a Marco Agostini - il comandante della polizia municipale di Venezia, sull'argomento delle telecamere presenti a Venezia. Quello che avevo appena letto, l'avevo giá sentito una volta.

"Io credo che chi si comporta bene non abbia niente da temere dalle telecamere."
- Marco Agostini, in "la Nuova Venezia", 13 luglio 2009


Eh si certo, questo mi pare molto familiare, mi ero solo dimenticato della frase precisa.
Mi veniva di colpo in mente, facendomi ritornare nel cortile della mia scuola elementare nell'anno 1988.

Ah si, scusate. Non mi sono ancora presentato. Mi chiamo G., sono nato nella ex Germania orientale, dietro la cortina di ferro.

La fine degli anni 80 non era proprio un tempo felicissimo per l'amministrazione socialista del paese, l'unione sovietica stava cambiando il suo volto sotto Gorbaciov, l'economia statale era quasi al punto zero in tutto il blocco est. Tutto sommato la gente cominciava a bussare mentalmente al muro di Berlino.

Come succede spesso in tali tempi, nei stati totalitari i servizi segreti e la polizia statale devono fare gli straordinari. Nel caso della Germania orientale questo significava che la Stasi (Staatssicherheit Sicurezza dello Stato) era molto interessata alla vita privata di tutti gli elementi "sovversivi", appoggiandosi su una rete di IM (Inoffizieller Mitarbeiter, collaboratore non-ufficiale).
Questi IM non erano altro che dei privati che facevano il denunciante in cambio di qualche privilegio. Per esempio una nuova macchina Wartburg senza dover aspettare per alcuni anni.

Le persone sospettate di agire contro l'ordine del socialismo realmente esistente venivano spiate fino ai dettagli più privati della loro vita. Le cartelle della Stasi, ormai rese pubbliche, sono diventate l'icona di un sistema politico che non si fidava minimamente dei suoi cittadini.

Telefoni controllati e posta intercettata, cartelle con centinaia di pagine di informazioni su movimenti e contatti privati, conversazioni trascritte e incontri fotografati. A me venivano i brividi quando io, anni dopo, vedevo le loro macchine che aprivano e risigillavano le lettere. Una tale perfidia bisogna vederla per crederci.

Tornando al discorso di prima, nel anno 1988 nel cortile della mia scuola elementare ripetevo ai compagni di classe una battuta sentita il giorno precedente alla TV della Germania occidentale, di cui la visione non era precisamente vietata ma neanche molto gradita dalla parte del partito (veniva considerata come “propaganda sporca del capitalismo”).

La battuta era così: “L'uomo ha 2 gambe e 32 denti. Nel Politbüro della Germania orientale è al contrario”.
Il Politbüro era l'ufficio della politica, il comitato più alto del partito.

Nessuno di noi ragazzi capiva veramente cosa significava, ma era divertente lo stesso. Soprattutto per qualcuno che la trovava tanto divertente al punto da raccontarla a qualche maestro.

Due ore, o due lezioni e mezza dopo, durante la lezione di matematica elementare arriva la segretaria e dice qualcosa alla maestra guardando verso di me.
Da ragazzino non si ha mai la camicia troppo pulita, infatti alcuni giorni prima avevo tirato con degli amici dei pezzi di carbone verso le finestre del secondo piano nella stanza degli insegnanti....
Quindi comincio ad agitarmi...soprattutto quando dicono “G., il preside ti aspetta. Adesso!”.

Dopo un cammino che mi sembrava più lungo del solito arrivo all'ufficio del preside. Egli mi aspetta dietro la sua scrivania, con a fianco due uomini in giacca e cravatta (come sul film Matrix, ma con molto meno stile e senza occhiali costosi).
Intanto il simpatico preside si ritira nella stanza a fianco e mi lascia parlare con questi due signori che si introducono come come addetti della Schulaufsichtsbehörde
(Sovrintendenza per la scuola).
Cominciano a dirmi che avevano ricevuto troppe segnalazioni riguardando il mio comportamento, quindi dovevano parlarmi di persona per decidere se trasferirmi in una scuola più “adatta” a me. Per esempio un'internato statale.

Sentendo tutto ciò non ho soltanto preso paura, ma un vero e proprio attacco di panico.
Mi ero ricordato di ogni sasso tirato, di ogni scherzo fatto agli insegnanti - cominciavo a pensarli come se fossero stati crimini di chissà quale calibro.
Sapete come un ragazzino pensi facilmente che queste cose pesino all'inverosimile.

Intanto davanti a me i due signori preoccupati “per il mio comportamento dimostrato nel passato e la mia inadeguata integrazione nel collettivo socialista”, aprono una cartella. Dentro a questa cartella si trova quasi tutto quello che avevo fatto nei primi due anni di scuola, addirittura le conversazioni tra me e i miei amici su cose che dicevano i nostri genitori.
“K.: Ma da dove hai preso le Matchbox (macchinette in scala da collezionare, anni '80)
Mio papà ha detto che non è permesso avere contatti in Germania occidentale.
G.: Mio nonno spesso spedisce pacchi da Berlino ovest, mi regala le Matchbox perchè qua non ci sono.” etc...”
In questa cartella si potevano anche trovare le fotografie della mia famiglia.
Mi ero accorto solo dopo che in quella cartella c'erano anche le conversazioni fatte a casa mia e le risposte dei miei genitori.

Dopo avermi spaventato quasi fino alla morte cominciarono a pormi delle domande:
A casa tua si guarda spesso la TV occidentale?
I tuoi genitori di che cosa parlano durante la cena?
Hai mai parlato con tuo nonno?
L'hai mai visto?
Che cose vi, manda in quei pacchi?
Io rispondevo:
“… [ehm questo e quello] … No no, c'erano anche (consulta la cartella) dei fumetti di topolino e zio paperone.”
Loro mi domandavano:
Tu sai che è propaganda contro la nostra repubblica?
Mi avevano detto: “Siamo solo preoccupati per il tuo comportamento futuro, è meglio perte se lasci perdere il contatto con tuo nonno. In realtà non ti vuole bene ma cerca soltanto di corromperti. Siamo anche preoccupati per la tua famiglia e l'ambiente in cui cresci se li permettono il contatto con te”.

Insomma tutto questo andava avanti per circa due o tre ore, ma a me ragazzino sembrava di continuare per sempre. Inutile dire che dopo mi hanno anche obbligato a non parlare di questo incontro con nessuno, specialmente non con la mia famiglia che “potrebbe già essere corrotta”.

Mio nonno cosa centrava in tutto questo? Egli era “ospitato” nel carcere famoso “Bautzen II”, condannato per essere un “traditore di stato” per motivi vari.
Dopo nove anni l'occidente lo “comprava” libero e da lì in poi abitava a Berlino ovest. Per motivi “assai ovvi” tutta la famiglia di suo figlio, mio padre, era sotto sorveglianza.
Ho visto mio nonno per la prima volta nella mia vita circa un anno e mezzo dopo, nell'inverno '89-'90. Non mi sembrava così cattivo come mi veniva suggerito.

Anni dopo ho visto tutto il materiale che la Stasi aveva raccolto su di noi. Sono centinaia di pagine, la nostra vita privata analizzata con quella dannata precisione tedesca.

Quindi... Sig. Agostini, lei crede veramente che non abbiamo nulla da temere dalle telecamere? Cosa succede con i dati raccolti? Chi li può usare? Si lo so, è tutto coperto dalla legge. Tutto legale, insomma.

Ma si tenga ben presente una cosa: Lo era anche per quelli che vent'anni fa intercettavano la mia famiglia, che ammassavano quintali di dati privati e perfino interrogavano in maniera spaventosa un bambino di otto anni per due ore solo perchè raccontava una battuta. Tutto legale e coperto dalla legge!

A questo punto finalmente mi “sveglio” in campo dei Frari, già alcuni turisti mi guardano con aria strana. E continuo leggere:

„Ma da gennaio, col nuovo Decreto sulla Sicurezza, non avremmo neppure più l'obbligo di segnalazione.[...]
Su questi temi si fa sempre confusione e si tende a dimenticare che in quanto forze dell'ordine non siamo soggetti alla privacy."
- Marco Agostini, in "la Nuova Venezia", 13 luglio 2009


Neanche la Stasi in quanto tale era legata alla privacy, per loro non esisteva affatto. Eppure erano addetti che semplicemente seguivano le istruzioni date dai loro superiori, in piena concordanza con la legge.
Ricordo: Quello stato non si chiamava “Terzo Reich” ma “Repubblica Democratica Tedesca”, infondo aveva tutte le caratteristiche per esserla. Una costituzione, un parlamento, elezioni (guidate) etc.

Quello che in gran parte la faceva diventare uno stato totalitario era come essi erano connessi. Quelli che spiavano i loro vicini, essendo IM oppure membri ufficiali della polizia, lo facevano credendosi dalla parte giusta. Da quella del pacifismo, della democrazia, dell'antifascismo etc. Credevano di difendere questi ideali.

Adesso, vent'anni dopo mi chiedo cosa avrebbero potuto fare con un tale sistema di videosorveglianza come l'Argos oppure le telecamere “Dome”...Almeno nel passato dovevano raccogliere in maniera “analogica” i dati.

Ah si: I dati venivano raccolti per “motivi di sicurezza”. Quella mia, come mi dicevano quei due signori. Grazie del pensiero.
G.S.
 
Articoli correlati:
Venezia sotto videoscorta
Risposta al "partito"




Tramaci.org il 12 settembre 2009 partecipa al freedom not fear.
Presso Cascina Autogestita Torchiera, Piazzale Cimitero Maggiore 18, Milano.

Freedom Not Fear 2009
http://torchiera.noblogs.org/




IMOB Venezia, la tua libertà di movimento non si tocca.
E chi ha mai detto che si tocchi?
Stando a quello che dicono i Garanti della privacy europei pare che sistemi come IMOB non solo violino la privacy, ma possano anche essere considerati lesivi per la dignità e la libertà individuale degli utenti.

"Etichette intelligenti" (Rfid): il Garante individua le garanzie per il loro uso - 9 marzo 2005

Infatti l'utilizzo di sistemi RFID, in un contesto in cui per spostarci dobbiamo attivare queste tessere e così fornire i nostri spostamenti, associati al nostro nome, registrarli in un sistema centrale, è considerato lesivo per la nostra privacy e la nostra libertà personale.

Per esempio si possono profilare gli utenti, scoprire dove vanno più spesso, scoprire le loro abitudini ed i loro gusti. In teoria si possono seguire, spiare, intercettare.


Screenshot dal palmare del controllore ACTV.

Ho fatto un sondaggio chiamando spesso Hello Venezia, Vela ed ACTV.
È emerso che il sistema IMOB memorizza tutti i nostri spostamenti associati al nostro nome, anche se non acconsentiamo firmando le ultime due clausole sul modulo di richiesta.
È emerso che siamo obbligati a validare il nostro abbonamento mensile ad ogni corsa, ACTV sta “educando” la gente a “bippare”. Intanto le multe sono gia diventate più salate.

In realtà ho condotto una ricerca molto più tecnica ed approffondita:
Le validatrici sono tutte collegate ad una banca dati centrale che riceve tutte le validazioni associate a tutti i dati dell'utente.
Gli stessi dati vengono contemporaneamente inseriti nella tessera, o nel biglietto, in una piccola memoria da almeno 3 fermate per ogni contratto.


Per esempio:
Il signor Rossi prende il bus per Venezia dal capolinea di Mirano. Scende a Piazzale Roma, prende il 51 per Lido. Sceso al Lido prende la linea 11 per Pellestrina.
A Pellestrina un controllore munito di palmare LDP415 verificando il titolo di viaggio del signor Rossi può sapere tutti questi spostamenti.
Nello stesso momento nella banca dati, tutti questi spostamenti vengono registrati. “Per tutta la vita del signor Rossi”.


Tratto dalle riunioni ClUB

Dal punto di vista pratico questi biglietti ed abbonamenti sono molto scomodi, principalmente per tre motivi:
  • Non e possibile sapere prima di essersi presentati presso le validatrici, o dispositivi simili, se ci sono titoli di viaggio validi all'interno della tessera o del biglietto.
    Prima bastava guardare se il biglietto era timbrato.
  • Con l'abbonamento cartaceo non eravamo obbligati a validarlo ogni volta prima di salire sul mezzo.
    È aumentata la scomodità.
  • Sui vecchi biglietti al massimo si poteva risalire all'ultima fermata leggendo il biglietto stesso.
    Su questi sistemi RFID si può sempre tracciare l'utente.
    È stata eliminata la privacy.

Questi chip, quando si trovano nel campo di una particolare frequenza radio, si accendono ed emettono segnali identificandosi. Possono fare tutto questo anche se il chip si trova in una tasca oppure in una borsa.


Sistema RFID nei bliglietti ACTV

Questo vuol dire che RFID si può attivare all'insaputa dell'utente.

Calypso è stato inventato dalla RATP (Régie Autonome des Transports Parisiens) in collaborazione con SNCF (Société nationale des chemins de fer français), che sono aziende di trasporti Francesi.

Questo sistema è stato brevettato da RATP ed SNCF, quindi bisogna pagare il diritto d'autore perchè c'è un copyright e bisogna avere la licenza per usare calypso..
Le specifiche tecniche sono coperte da un contratto di riservatezza NDA e perciò sono in parte segrete.

Una società che possiede la licenza per usare Calypso è la ACS solutions. (Si può anche notare lo stesso marchio sulle validatrici).
La ACS produce il palmare LDP415 della HP in dotazione ai controllori ACTV, le validatrici (Modello Proxibus), i tonelli e la consolle per ricaricare IMOB.

I biglietti IMOB di cartone sono prodotti con chip mifare dalla LAB ID.

La RATP assieme ad altre società ha fondato un'associazione che si chiama CLUB, ovvero ContactLess technologies User Board.

Per esempio: ACS Solutions e LAB ID sono membri di tale associazione.

Questa associazione, basata sulla legge 1 luglio 1901 e successivi statui, promuove i sistemi di pagamento RFID legati alla mobilità.

Le cariche principali dei fondatori sono:

Presidente: RATP (Règie Autonomes des Transports Parisiens)
Vicepresidente: CCFL (Companhia Carris de Ferro de Lisboa, S.A.)
Tesoriere: ACTV (Azienda del Consorzio Trasporti Veneziano)
Segretario: Landkreis Konstanzs (Bodensee Euroregion)

In italia esiste la filiale di questa associazione CLUB, si chiama CLUB Italia. ( http://club-italia.com )
Tra i soci ci sono moltissime aziende di trasporti ed entità varie.

Tra queste emerge anche QUID (Salone italiano delle soluzioni di identificazione automatica):
QUID promuove l'identificazione automatica.

In quid si può arrivare addirittura a Stefano Petecchia (ministero degli interni e polizia) il quale si occupa di tante cose:
Dai braccialetti per l'identificazione dei carcerati fino ai documenti di viaggio al G8.

Dalle proiezioni delle riunioni di CLUB Italia emergono molti dati interessanti:
Spesso si vede come viene progettato il sistema centrale, anche di IMOB, dove tutti i dati fanno il giro di parecchie entità.

Infatti IMOB viene anche pensato come contenitore non solo per i mezzi pubblici, ma per molto altro. Provate a pensare a tutto ciò che facciamo in un unico archivio condiviso. Proprio quello che non piace ai Garanti della Privacy europei, Garante italiano compreso.

Vai a teatro, al museo, all' intenret point, vai sui mezzi ACTV, prendi il treno, etc... tutte le azioni saranno archiviate in un unico punto. Somiglia tanto ad un Panopticon digitale.

Dalle proiezioni delle riunioni emergono cose strane, come per esempio proposte di profilazione degli utenti:


Il signor Rossi sale sul 12, alla fermata 171 alle 7:36.
Scende alla fermata 184 alle 7:49.
Il signor Rossi sale sulla linea BLU, alla fermata Lanza alle 7:54.
Scende alla fermata Turati alle 8:09.

Si trovano Abitudini, Percorrenze ,Orari , Linee,Stagionalità. Per tutta la vita del Signor Rossi.

Magari il signor Rossi non sa che “bippando” il suo IMOB qualcuno lo sta seguendo.
Magari il signor Rossi vorrebbe farsi anche gli affari suoi senza essere seguito.
Magari qualche signor Rossi vorrebbe opporsi a tutto questo inseguimento rimanendo in regola.

Se l'interesse fosse quello di migliorare il servizio basterebbe sapere che un numero di persone, non importa quali nello specifico, prende un mezzo e poi un altro, e così via. Qui si parla specificatamente del Signor Rossi.

IMOB identifica gli spostamenti perchè è un sistema di identificazione automatica legato alla mobilità, associato all'utente che lo usa, nel posto in cui lo usa ed invia tutti i dati ad un sistema di raccolta centrale.

Basta leggere il manuale del palmare LDP415 in dotazione ai dipendenti ACTV.
Su quel manuale si può notare, dalla schermata del palmare in dotazione, mentre viene controllato un IMOB oppure un biglietto, tutti i dati sugli spostamenti.
Si può anche scorrere per vedere le “bippate” precedenti.



Nell'associazione di RATP (ovvero Club) si usa il sistema di RATP stessa che è chiuso, controllato da “loro”, con copyright e brevetti, ma non solo addirittura in parte segretato.

Ricordiamoci ciò che i Garanti della Privacy stabiliscono su RFID, soprattutto in relazione a queste “bippate” che siamo costretti a fare. (Vedi contratto sul retro del modulo di richiesta)
Il Garante della Privacy è stato molto chiaro nel provvedimento 9 marzo 2005 su RFID:
"Determinati impieghi della RFID possono costituire una violazione del diritto alla protezione dei dati personali (art. 1 del Codice) ed avere serie ripercussioni sull'integrità e la dignità della persona, anche perché, per le ridotte dimensioni e l'ubicazione delle cd. "etichette intelligenti" e dei relativi lettori, il trattamento dei dati personali attraverso la RFID può essere effettuato all'insaputa dell'interessato."

Ovviamente in questo caso il sistema RFID è usato della validatrice IMOB in modalità “contactless” perchè la validatrice stessa è contactless.
Ma la tessera IMOB funziona anche in modalità RFID.
Vediamo il resto, in relazione all'obbligo di convalida dell'abbonamento ACTV prima di ogni corsa:

"In particolare, come rilevato anche dal Gruppo dei garanti europei (documento di lavoro adottato il 19 gennaio 2005 dal Gruppo costituito ai sensi dell'art. 29 della direttiva n. 95/46/CE, l'impiego di tecniche di RFID, da parte sia di soggetti privati, sia di soggetti pubblici, può determinare forme di controllo sulle persone, limitandone le libertà.
Attraverso l'impiego della RFID, potrebbero, ad esempio, raccogliersi innumerevoli dati sulle abitudini dell'interessato a fini di profilazione, tracciare i percorsi effettuati da quest'ultimo o verificare prodotti (vestiti, accessori, medicine, prodotti di valore) dallo stesso indossati o trasportati."


Tale provvedimento prevede anche la possibilità di disattivare il chip RFID.
Devono essere messi dei cartelli che indicano dove sono le aree sottoposte a RFID. (Sulle validatrici c'è scritto “RFID System”)
Sull'informativa nel modulo di richiesta deve essere specificato che vengono usate tecniche RFID.
Sull'informativa di IMOB, RFID non è menzionato.
Non si parla dell'invio dei dati relativi agli spostamenti verso un sistema centrale.

Sul sito di hello venezia (http://www.hellovenezia.com ) quando erano i primi periodi di IMOB, in cui uscivano i video su YouTube che parlavano di IMOB e di privacy, furono censurate le risposte alle domande più frequenti (FAQ):

É possibile essere tracciati con il sistema IMOB?

Ci si può opporre al trattamento dei dati, è un nostro diritto riconosciuto per legge.
Non ha senso validare l'abbonamento pagato mensilmente ad ogni corsa.
Non ha senso tenere traccia delle validazioni di un abbonamento, perchè le “bippate” non sono singoli pagamenti.

Per il problema IMOB la miglior soluzione può essere:
Chiedere ufficialmente ad ACTV di emettere tessere di abbonamento valide senza obbligo di convalida ad ogni corsa.
(Vedi contratto sul retro del modulo di richiesta IMOB).

Secondo il presidente di ACTV Bippare non è obbligatorio, almeno per ora.
Qundi non bippate l'abbonamento pagato mensilmente.

Se per ipotesi vi fanno la multa per l'abbonamento valido e non bippato:

In questo caso denunciate ACTV ed il suo presidente per truffa:
Prima vi dicono che non serve bippare e poi vi fanno la multa se non bippate.


Questo tipo di abbonamenti e biglietti esiste in diverse città e ralative aziende di trasporti.
La lista la potete trovare sul sito di Club Italia.

Non fatevi fregare, chiedete a mezzo raccomandata A/R il blocco dei vostri dati in base all'art 7 D.gl 196/2003. Se non vi danno risposta entro 15 gg, mandatela al Garante della Privacy.
( http://www.garanteprivacy.it )

Per segnalazioni riguardo i sistemi di bligliettazione elettronica basati su calypso, rfid, mifare appartenenti e non a membri del gruppo Club, malfunzionamenti, anedoti, etc... Potete usare lo spazio adibito ai commenti quì sotto, inserendo come segnalazione.
 

Nuovo articolo su IMOB:
Per tutta la vita del sig. Rossi

 

Modulistica:
Esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali

 

Articoli correlati:
Imob Venezia, Per tutta la vita del Sig.Rossi
Articolo: Non serve bippare
Video su imob (Youtube)

 

Links:
La validatrice:
Proxibus PCE 415 (La validatrice)
Altre validatrici, ne riconoscete qualcuna?
Validatrice usata per ACTV (Dati tecnici)

Il palmare del controllore:
Il palmare LDP 415 (Lo riconoscete?)

Terminale di vendita:
Proxibus MDS 415

Con questi ti obbligano a bippare:
CAx 411/412/413

Sistemi di bigliettazione:
ATLAS

Fonti:
Fonte (Dove abbiamo trovato alcuni links)
Fonte (dove abbiamo trovato i video)

Biglietti Chip on paper:
LAB ID (Blgietti chip on paper)
Biglietti chip on paper (DATASHEET)
Biglietti chip on paper (Press rel.
Altri chip on paper di LAB-ID

Calypso:
Calypso Specifica tecnica
Documentazione tecnica Calypso
Calypso N.A.

CLUB Contactless User Board:
Club Italia
Riunioni di Club Italia
Club Contactless

IMOB:
Imob venezia

Garante Privacy:
Garante Privacy
Provvedimenti Garante Privacy su RFID






Avrebbero dovuto dirci che la nostra città (Venezia) è sicura.
Avrebbero potuto dirci che la nostra privacy è al sicuro.
Avrebbero dovuto dirci che le aree sono video sorvegliate.

Invece hanno risposto con quasi le stesse parole di Hitler:
“Io credo che chi si comporta bene non abbia niente da temere dalle telecamere”.

(Vedi articolo)

Questo ricorda una citazione:
"Chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere"
(Adolf Hitler, 1936)

Chissà cosa avrebbe potuto fare Hitler con simili sistemi di sorveglianza, altro che Geheime Staatspolizei (Gestapo).

Oltre a questo, c’è da aggiungere che questo tipo di reazione fa emergere da parte della polizia municipale la completa mancanza del presupposto di innocenza. Infatti reagire in questo modo dimostra da parte loro una comune pratica del presupposto di colpevolezza ad ogni costo, nota nell’ambiente anche come “sindrome del segugio”.
Il tutto in una dinamica conclamata che tende a violare i diritti di tutti i veneziani.

Siete veramente disposti a mettere ogni vostro singolo gesto al vaglio di un sistema elettronico solo perché qualcuno strumentalizza dei reati per fini commerciali?

Avete veramente la necessità di sicurezza oppure la vostra paura è scaturita puramente dalla cronaca televisiva?

Volete veramente essere schedati, intercettati ed indagati per nulla, automaticamente e senza il permesso di un magistrato come dei veri criminali?

A Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone, sono stati spesi 2,8 milioni di euro per installare le telecamere.
Volete farvi fregare 5,2 milioni di euro per un comune solo che è più piccolo di quei quattro messi assieme?

Il punto della questione non ruota solo attorno alla privacy e i soldi sprecati, ma anche sul fatto che stanno raggirando la legge sulla privacy, con un modo di fare che lascia intendere il menefreghismo totale nei confronti dei diritti civili.

Infatti è "il partito" a nascondere le telecamere nefaste, mentendo anche sui numeri, oltre che sui cartelli di informativa omessi. (Art. 13 D.lg 196/2003)

Non è vero che come dice Agostini “Tutte le telecamere sono segnalate dall’apposita cartellonistica”. Non è vero che sono stati rimossi i cartelli di informativa dai vandali.
Talaltro se fosse vero, avrebbero gia coltro in flagrante i vandali riprendendoli con le telecamere.

Abbiamo digitalizzato tutti i muri delle aree videosorvegliate e possiamo dimostrare che i cartelli non ci sono mai stati.
I pochi cartelli sono stati messi su alcune telecamere quando avevamo iniziato l'anno scorso a schedarle, prima di tale periodo nessuna telecamera aveva i cartelli di informativa.
Stanno giocando a nascondino? Vi abbiamo gia visto e schedato!

Da uno studio sulla mappa delle telecamere e relative schedature, emerge che in tutti i posti in cui si ritrovano i giovani ci sono le telecamere e non ci sono i cartelli di informativa.
Le telecamere sono un dettaglio che può essere riconosciuto da pochi. Temono forse che qualcuno non approvi l’esistenza di tali telecamere?

Chi è stato all’AHA Camp,e-privacy , Linux Day , all Hackit, e moti altri posti dove è stata presentata la schedatura delle telecamere di Venezia ha potuto vedere le fotografie delle telecamere senza informativa.

L’informativa, dove presente, è alquanto discutibile:


Solitamente si scrive “Zona videosorvegliata da … per motivi di sicurezza”.
Noi siamo videosorvegliati per “motivi istituzionali” e non per motivi di sicurezza.
Quindi si sta provando a creare un sistema normativo per raggirare la legge sulla privacy.
Non sono obbligati a dare l’informativa e chiedere il consenso del trattamento dei dati personali, i carabinieri e la polizia giudiziaria per fini istituzionali.
Per esempio un carabiniere oppure la polizia giudiziaria che ti chiede i dati, non ti deve rilasciare l’informativa ai sensi del Art. 13 del D.Lg n. 196/2003 qunado ti fa una multa, è ovvio.

Il provvedimento sulla videosorveglianza del Garante della Privacy prevede il cartello di informativa. C’è in tutte le altre città.
Spesso è più efficace e deterrente delle telecamere stesse, si tratti di polizia o di comune deve esserci scritto “per motivi di sicurezza”, non “istituzionali”.

Deve essere evidente e ben visibile nelle aree videosorvegliate e non deve essere attaccato alla telecamera in modo da nasconderlo.

Quindi il tentativo di raggirare la legge sulla privacy e la pratica del menefreghismo della privacy altrui, emergono moltissimo anche dalle parole di Agostini: “Ma da gennaio, col nuovo Decreto sulla sicurezza, non avremmo neppure più l’obbligo di segnalazione”.
Con una tale esposizione emerge l’intento del governo a violare i nostri diritti con la scusa della sicurezza?
Emerge anche un goffo tentativo di offuscare la realtà. Vi invito a leggere l'ultima riga di dei catrelli di informativa, dove ci sono, su alcune telecamere.
Emerge evidentemente il fatto che la polizia municipale è sogetta al "D.lge. 196/2003".
Ma è proprio il "CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI".
Quindi sono soggetti alla privacy e come!

Sembra proprio una dinamica da “partito”. Forse Agostini può essere classificato come membro del “Partito” ? (Vedi 1984)

Ma non solo: “… e si tende a dimenticare che in quanto forze dell’ordine non siamo soggetti alla privacy.”
Nel suo caso è falso, è un palese tentativo di confondere la popolazione, essi devono stare alle leggi come tutti gli altri.

Emerge anche dal provvedimento sulla videosorveglianza del Garante della Privacy:
“Si è invece constatato che taluni soggetti pubblici e privati si propongono abusivamente, quale scopo della videosorveglianza, finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a forze armate o di polizia.”

Agostini dice “…è chi non si sente a posto che si agita.” Infatti il giorno dopo è uscito un bel articolo sul giornale di pubblicità al sistema Argos (Panoptes).

Questo fa emergere che è proprio su Argos (Panoptes) l’affare.
Tra le righe dell'articolo emerge l'intenzione di giustificare tutte le telecamere che non erano mai state pubblicate: da quelle del tronchetto a quelle della giudecca.

Il grande fratello è stato preso con le mani nel sacco?

Infatti questo sistema di visione rettificata è un esperimento/pubblicità per creare un sistema di videosorveglianza più potente di quelli esistenti.
In realtà Argos (Panoptes) non misura il moto ondoso, è l’equivalente di un comune autovelox ed’è meno efficace di un autovelox oltre che molto più costoso.


Infatti si tratta di 17 celle del sistema, senza contare il canale della Giudecca, contenenti ciascuna numero quattro telecamere con alta risoluzione 1280x960 pixel.
Solitamente quel modello di telecamera dome possiede uno zoom di 26x e costa circa 200 euro al pezzo.

Per esempio la visione rettificata del Canal Grande ottenuta per mezzo di 14 celle Argos, con un totale di 56 telecamere, rende il Canal Grande un’immagine unica.
Il sistema segue le imbarcazioni tracciandone gli spostamenti.
Quindi si possono tracciare i percorsi dell’imbarcazione interessata violando così le libertà dell’individuo (Art. 1 del codice) .

Il sistema è sovradimensionato rispetto al principio di necessità, le telecamere sono troppe e non si è mai visto un sistema di videosorveglianza del genere.
Oltre a questo i sistemi di videosorveglianza vanno installati quando non si possono attuare altre soluzioni. (Avete mai sentito parlare dell’autovelox?)

Oggi entriamo in Canal Grande e siamo schedati, seguiti, analizzati, senza saperlo e senza potersi opporre. Questa è una tecnica di regime.

Non dimentichiamoci che Argos è anche una grossa Webcam, quindi l’utilizzo di Argos in questo senso non è giustificato. Sembra un’attrazione turistica ed un sistema atto a eseguire studi sul traffico come se fosse un’agenzia di ricerca di mercato. Tutto ciò non è di competenza della polizia.
La finalità reale non è chiara.
Chi è il titolare responsabile del trattamento dei dati?
Dove sono i cartelli di informativa?
Come si esercitano i diritti dell’ Art 7,8,9,10 D.Lg 196/2003?
Vogliono impedirci di esercitare i nostri diritti omettendo l’informativa?

Non vi siete accorti che tutto serve per pubblicizzare un sistema di controllo e sorveglianza che riconosce automaticamente tutti i singoli natanti?
É gia attiva da mesi una telecamera del sistema Argos (Panoptes) che si trova sul tetto della sede dell’ACTV al tronchetto.
Questa cella del sistema Argos, munita di illuminatore notturno sta schedando tutti gli individui a terra che camminano sull’isola del tronchetto.
Eccolo li il risultato di Argos.

Vi invito a cercare su YouTube il video “Grande fratello preso con le mani nel sacco” e di guardare anche la data di upload in alto a destra (18 giugno 2009).

Nella documentazione disponibile sul sistema Argos non c’è una certificazione di un istituto di taratura come per esempio l’IMGC/CNR, IEN o INMRI/ENEA.
Quindi cosa sta misurando? I suoi chilometri all’ora sono veramente giusti?

Dalla documentazione emerge che le misure sono stimate e che il margine di errore dipende dal sole, dalle nuovle, dalla pioggia e dalla nebbia.

Se non c’è la certificazione non si può dimostrare che Argos sia valido come “barcavelox”, quindi le multe possono essere contestate?

Se le immagini riprese sono in violazione (D.Lg 196/2003) perché non c’è l’informativa etc… non possono essere usate. Quindi le multe si possono contestare?

Le telecamere non sono uno strumento di misura, il tele laser e l’autovelox si.
Argos (Panoptes) è stato omologato oppure è successo come per il T-red?

Leggendo la documentazione tecnica si scopre che il moto ondoso non viene considerato dagli algoritmi del sistema Argos. Si misura la velocità in un immagine rettificata, deformata, individuando i centroidi delle ellissi prodotte dagli “spostamenti dei pixel”.
Spesso osservando sul sito del sistema Argos si possono vedere degli errori tipici come per esempio:

  • Una barca che fa manovra ha una velocità rilevata quasi casuale.
  • Due barche vicine diventano una, che magari balza a velocità massima tra un centroide ed un altro. Spero non venga intesa come infrazione sulla velocità.
  • Quando l’immagine si deforma i dati diventano approssimativi e speso le barche non vengono nemmeno rilevate.
  • Il punto di riferimento si sposta all’interno del mezzo e questo ne determina l’errore di rilevamento.
  • I raggi solari, i riflessi oppure le onde stesse vengono segnalate come imbarcazioni.


Ecco alcuni esempi dei bugs del sistema Argos

(Clicca sul player per vedere il video)


E' interessante vedere che ci sono anche dei blackout sulle immagini. Si tratta di un disturbo temporaneo del segnale video?

Cercando su Youtube si troveranno molti video riguardanti l’object recognition oppure il face recognition. Si può vedere come svariati programmi accessibili da tutti possano riconoscere oggetti, tracciare gli spostamenti e riconoscere il volto.
Potevamo spendere di meno?
Quanto ci possono tracciare?

Questo sistema di videosorveglianza rettificata fa emergere come Venezia sia un esperimento per attuare pratiche controllo e come a Venezia si possano mettere autovelox in centro città per fare cassa.

Argos ricorda da vicino, e non a caso, almeno due omonimi della mitologia greca: Argos Panoptes, colui che tutto vede, e il fedele cane di Ulisse.
Questo parallelismo emerge anche nell’estensione dell’area video sorvegliata totale del Canal Grande.

Appare evidente come il sistema Argos racchiuda in tutta l’operazione degli intrecci di interessi economici, scientifici e di violazione della privacy.

Osservare qualcuno è come possederlo, sapere quello che fa, vedere, spiare. É un senso di potere e di dominazione tipico del panottismo. E’ un Panopticon è questo che vogliono creare.
Ognuno porta acqua al suo mulino. La polizia è coinvolta?
E' un fiume di soldi per ottenere il potere ed il controllo attraverso un Panopticon come Jeremy Bentham e Foucault ci insegnano.
Il tutto per ottenere una falsa sicurezza, una sicurezza che non è certo per il cittadino che viene indagato ed intercettato abusivamente con escamotage pseudo legalizzato, come se fosse un vero terrorista.

Basta mettere degli autovelox e verranno multati i trasgressori, senza che vengano intercettati gli innocenti.

Chiunque abbia ricevuto multe dal sistema Argos, si informi per contestare il sistema stesso e faccia una denuncia di tutte le 56 telecamere del Canal Grande in violazione di legge presso l’ufficio del Garante della Privacy.

Chiunque passi alle zattere sulla fondamenta, sulla fondamenta nell’isola della Giudecca, S.Giorgio, Sacca Fisola, possiede porte o finestre della propria abitazione o lavora nell’area del Canale della Giudecca o sulle rive può sporgere denuncia per le telecamere del sistema “Argos 2” (così denominato dalla schedatura) che sono illegali.

(Cella del sistema Argos 2)

Stessa cosa vale per chi possiede o transita per tutte le strade visibili dal Canal Grande, con particolare attenzione alle terrazze ed alle finestre. Si può sporgere denuncia.

(Immagine tratta dalla documentazione ufficiale del sistema Argos)


Chiunque lavora, abita dove ci sono telecamere illegali può sporgere denuncia.
Quindi invitiamo la cittadinanza a denunciare, come previsto dal D.Lg 196/2003 tutte le telecamere.
Si può chiedere il filmato, farlo cancellare, avere informazioni sui trattamenti, denunciare le violazioni, invalidare i filmati illegali se usati come prove non penalmente rilevanti, richiedere risarcimenti in caso di violazione della privacy e in caso di danni.

Non pensate che sia tutto legale, perché spesso viene sfruttata l’ignoranza della gente ed il fatto che nessuno sporga denuncia.

Basta una raccomandata A/R al responsabile (vedi sull’informativa). Se manca l’informativa si manda al Garante della Privacy. Entro 15 giorni deve esserci una risposta altrimenti si può procedere anche per vie giudiziarie.

Infine abbiamo scoperto che a Venezia ci sono troppe telecamere, senza informativa, c’è un’illegalità diffusa sui sistemi di videosorveglianza. Spesso le telecamere sono doppie o triple, quindi forse è il caso di toglierne qualcuna.



Vi informeremo ancora su questo sistema fuffoso, nel frattempo continuate a segnalarci le telecamere sul sito:
http://tramaci.org/anopticon

C’è anche un gruppo su FaceBook contro il panopticon:
http://www.facebook.com/group.php?gid=118708505476

Questo gruppo è ovviamente indicizzato nel motore di ricerca per la censura su Facebook, ma questa è un’altra storia…

 

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